|
In un ambiente spiccatamente montano, ben lontano dall’essere urbanizzato e industrializzato, Santo Stefano è il principale comune della val d’Aveto. Qui si è sviluppato il turismo, soprattutto primaverile-estivo, grazie alla mitezza del clima e alla amenità del paesaggio. Un gran numero di escursionisti e visitatori fugge dal caldo della Riviera e dall’afa opprimente della pianura piacentina per approdare a Santo Stefano, alla ricerca dell’aria salubre e del refrigerio. Inoltre i rilievi del monte Zatta e del monte Ramaceto rappresentano un sufficiente impedimento alla penetrazione delle correnti di aria calda provenienti dal mare. Nel periodo autunnale la zona è prediletta dai raccoglitori di funghi (stupende sono le tinte delle caducifoglie che acquerellano i monti) o dai fotoamatori. A tale proposito rammentiamo che la raccolta dei funghi è regolamentata da apposite leggi. Anche d’inverno le poche ma ottime strutture ricettive sono pronte ad ospitare sciatori, soprattutto fondisti, che compiono il bellissimo circuito ad anello del monte Penna. In val d’Aveto la natura è assoluta protagonista e la pace e la tranquillità del suo capoluogo sono gli elementi essenziali per una vacanza a misura d’uomo. A testimonianza del passato s’innalza a Santo Stefano d’Aveto l’imponente mole del castello medievale dei Malaspina. |
|
|
|
Questo sistema difensivo, restaurato grazie all’intervento dell’Amministrazione Provinciale di Genova, è stato simbolo dei malumori della gente, so ttoposti ai capricci del castellano, fedele esecutore dei voleri dei proprietari del feudo. Sia che fossero i Malaspina, i Fieschi (dal 1495 al 1542) o i Doria (fino al 1796), gli avetani mai si piegarono completamente ai signori feudatari, appellandosi alla Repubblica di Genova e occupando a più riprese il castello. Quest’ultimo, con pianta a pentagono irregolare e imponenti baluardi ai cinque angoli, fu testimone nel 1796 di un importante episodio di tumulto popolare che portò alla fuga del castellano e alla morte dei suoi devoti, gettati, secondo la tradizione popolare, dal “ponte dei Bravi” (documenti storici testimoniano che siano stati scaraventati dai torrioni). |
|
Oggi dell’arcata che univa le due parti del borgo non rimane traccia mentre della parte antica sopravvive la via centrale e la piazzetta sulla quale si affaccia la casa della Giudicatura. Le abitazioni appoggiate le une alle altre conferiscono un aspetto compatto e fortificato alla parte antica del paese. Su di un colle isolato si eleva un antico campanile rimasto orfano dell’antica chiesa parrocchiale, strappata via dai movimenti franosi del luogo. La messa viene così celebrata nella nuova parrocchiale di Santo Stefano dedicata alla Madonna di Guadalupe, protettrice della popolazione nella seconda guerra mondiale. |
|