Mezzanego

          e le sue frazioni

Nelle campagne e fuori dai centri abitati, pellegrini e viandanti, oltre alle difficoltà del luogo e alle fatiche imposte dalle impervie vie, dovevano temere anche per la propria vita. Cinici banditi seminavano il terrore in tutta la vallata macchiandosi di efferati crimini; ricordiamo tra questi Vincenzo Zenoglio di Borgonovo, detto “il Crovo”, il più famigerato nella prima metà del ’500. Fortunatamente il brigantaggio in valle Sturla è stato debellato ma, presso ponti e valichi, restano a ricordo di quell’infausto periodo immagini sacre scolpite nella pietra e nel marmo, che erano motivo di coraggio e conforto per i mercanti che si mettevano in viaggio. Ne è subito un esempio la figura della Madonna della Guardia, custodita nell’edicola del ponte di Vignolo, che permette l’accesso alla chiesa settecentesca di San Michele.


La chiesa di Vignolo

Oltre al tempio religioso e all’ardito campanile, in località Costa di Canale, si innalza anche un castello in stile medievale. La chiesa parrocchiale dell’Assunta, risalente al 1272, rappresenta un altro elemento di interesse architettonico del comune di Mezzanego. Quest’ultimo, di origine romana come attesta l’antico nome di Vicus mezzanicum, è distinto nei due principali centri abitati di Mezzanego Alto, costituito da case raccolte alle pendici del monte Zatta, e di Prati di Mezzanego (a tre chilometri di distanza). Il nome di quest’ultimo paese (Prè = praterie), piccolo ma ricco di preziosi caratteri medievali, è legittimato dalla zona “aperta” dove è ubicato. In un paesaggio verde e rilassante sorge, dal 1584, la chiesa di Nostro Signore del Carmine e, attigua al ponte antico che scavalca il rio Carnella, l’oratorio di San Rocco, impreziosito da un affresco del santo pellegrino di Montpellier.

Probabilmente questa costruzione, che oggi ospita concerti grazie all’ottima acustica dell’ambiente interno, era già nel ’400 sede di una confraternita di Disciplinati che prestava conforto ed assistenza ai bisognosi. Infine, in un territorio ricco di noccioleti, una volta principale fonte di sopravvivenza per la popolazione locale, non vanno dimenticate frazioni minori ma altrettanto belle ed interessanti come: San Siro Foce (vi si giunge costeggiando il rio Mogliana) e Isola (nobilitata dalla seicentesca chiesa di Santa Margherita di Corerallo).

Proseguendo lungo la principale strada di fondovalle il turista s’infila nel centro abitato di Borgonovo transitando sotto alla porta voltata dell’ottocentesco castello Rocca, ingentilito da colonne, archetti e torri merlate. Seppure l’asfalto abbia mascherato in parte le importanti direttrici storiche di scambio e di comunicazione, l’intelaiatura primitiva del paese conferma l’antico passaggio, a piedi o a dorso di mulo, di pellegrini e mercanti. All’ingresso dell’abitato la via che si allontana a destra, attraverso la val Mogliana, valica il passo del Bocco e scende nelle valli del Taro o del Vara; quella che invece si dirige in val d’Aveto supera il paese “strada” e si inerpica verso Borzonasca. Prima di immergersi nell’andamento lineare e compatto della piccola capitale della valle Sturla, che testimonia l’intensa operosità passata basata sull’attività di somaggio e di commercio, sarebbe un vero peccato trascurare la deviazione (a destra) che conduce ad un complesso religioso dall’eccezionale valore storico ed artistico: l’abbazia di Borzone, della quale raccontiamo a parte vista l’importanza e l’incanto che infonde.

Castello Rocca a Borgonovo

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