| La via del | ||
| Castagno | ||
|
Il
castagno, Castanea sativa, è una specie monoica, con fiori maschili e
quelli femminili portati su medesimi germogli. È tra le più importanti
piante mellifere e fornisce alle api notevoli quantità di nettare. L’habitat
del castagno favorisce lo sviluppo di numerose forme vegetali.
Diffusissimi nel sottobosco dei castagneti sono i funghi, come Boletus
edulis e molte specie di fiori, come Leucojium vernum. In
valle Sturla e in val Graveglia esiste una grande cultura! Cerchiamola.
Vive sommersa nel bosco, scaldata nei seccherecci, nutrita nelle macine,
assaggiata sulle tavole. È la civiltà della castagna, custode di riti
e consuetudini che sopravvivono all’incalzare del tempo. Se ieri
"l’albero del pane" era coltivato per sfamare, per
riscaldare, per medicare, per conciare le pelli, oggi rappresenta una
grande risorsa per la valorizzazione delle peculiarità gastronomiche ed
ambientali del territorio, sempre col fine ultimo di difendere i valori
colturali e culturali del luogo. Ora diritte, ora contorte, le antiche
fustaie d’incomparabile bellezza sopravvivono nei castagneti che
coprono i monti a ridosso del mare. Quale migliore invito se non quello
di scoprire le diverse fasi di un ciclo che culmina nella preziosa e
saporita farina di castagne, tipica della cucina povera del bacino
mediterraneo. I boschi, i seccherecci, le vecchie mulattiere, gli
attrezzi del lavoro contadino, i mulini dove si celebra il connubio tra
l’acqua e la castagna, sono solo alcuni dei motivi per scoprire e
ammirare la valle Sturla.
|
||
|
|
per rendersene conto è sufficiente visitare la valle Sturla e la val Graveglia dove i boschi sono i veri custodi delle memorie della "cultura della castagna". Purtroppo l’anziano che abbandona la casa rurale, la pietra del castello, della cappella campestre o del vecchio mulino lasciata cadere, la "fascia" cancellata dalla sterpaglia e dall’incuria dell’uomo moderno rappresentano la perdita di un capitolo importante della nostra storia. |
|
|
Di fronte alle cascine desolate e all’abbandono dei castagneti è nata l’esigenza, e soprattutto il desiderio, della Comunità Montana Valli Sturla, Graveglia, Aveto, di valorizzare un mondo agreste ormai lontano anni luce dalle nuove generazioni. E lo si può fare invitando il turista a calcare i sentieri ombrosi e freschi dei castagneti, per ammirare i contorti alberi scavati dal tempo, ingentiliti in primavera dalle briose fioriture di anemoni, primule, bucaneve, sopravanzati d’estate dal tappeto delle rigogliose felci. Lo si può valorizzare soprattutto aiutando il visitatore a percorrere l’itinerario della memoria, che non vuole certo rimpiangere il passato, segnato soprattutto dalla fame e dalla miseria, ma che si propone di dare il giusto rilievo a uomini che hanno addomesticato terre ostili, rendendole fonte di sostentamento e di sopravvivenza. Sono soprattutto le testimonianze orali dei vecchi, archivio labile destinato a perdersi nel tempo, a dare la giusta misura di "quello che era e quello che non è più". Il messaggio è chiaro: percorrere i sentieri della valle Sturla e della val Graveglia vuol dire apprezzare non solo quello che la natura ci mostra in superficie ma anche quello che nasconde dietro le cascine, i seccherecci, le carbonaie abbandonate e tutte quelle timide tracce dell’antica civiltà contadina. |
||