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Selve secolari di faggi e di abete bianco rivestono le pendici del monte Aiona e fanno da cornice a spazi lacustri e laghetti alpestri (almeno una quindicina) originatisi 20.000 anni fa dall’azione modellatrice dell’ultima glaciazione. Una tale varietà di ambienti, insieme all’incanto delle foreste demaniali regionali delle Lame e del monte Penna, ha comportato l’istituzione della Riserva Naturale delle Agoraie e del Lagastro. Per tutelarne il notevole patrimonio naturalistico, la Riserva Biogenetica è rigorosamente chiusa e l’ingresso è autorizzato solo per ragioni di studio, di vigilanza, e per fini didattici ed educativi. La visita guidata di parte dei quindici ettari delle Agoraie e dell’ettaro del lago Lagastro, sono curate dal Corpo Forestale dello Stato (info: 010566831 - 010580429). Sono peculiari le numerose specie di anfibi che vivono nel lago recintato del Moggetto, e i tronchi di abeti bianchi, risalenti a circa 5000 anni fa, immersi nelle acque del lago degli Abeti, non più ampio di 260 mq ma gioiello unico della zona. I resti fossili di Abies alba dimostrano che i boschi, soprattutto quelli del monte Penna, erano formati da abetaie oltreché da faggete. Queste foreste erano protette dalle famiglie feudatarie genovesi, come i signori Doria di Santo Stefano, che proibirono il taglio a raso delle splendide macchie arboree. Solo con l’avvento a fondovalle delle fornaci e delle vetrerie, ancor prima che si diffondesse l’utilizzo del carbon fossile nei magli collocati vicino ai porti della costa, tagli indiscriminati compromisero l’estensione delle maestose fustaie di faggio. Seguì all’inizio del Novecento un rimboscamento a pino nero, pino silvestre, abete bianco e abete rosso; pratica in seguito abbandonata per rimpiantare il faggio autoctono che meglio si adatta alle condizioni climatiche e geologiche odierne.L’accesso principale alla Riserva si trova presso il lago delle Lame, dove, sulla sponda opposta al rifugio-albergo, sfasciumi morenici di antica origine si versano nella gelida acqua. |
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Un pannello illustrato mostra i sentieri che si articolano con il circuito ad anello della strada forestale; sono itinerari che sfiorano, senza introdurvisi, l’area recintata della Riserva, ma che permettono comunque di scoprire invasi naturali, zone umide e torbose, ed altre interessantissime nicchie biologiche. Osservando con attenzione il suolo di questi siti si scoprono endemismi particolari come Drosera rotundifolia, una piccola pianta carnivora che si ciba degli insetti che vanno ad appoggiarsi sulla superficie delle foglie, lungamente picciolate e disposte in rosetta basale. |
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Dapprima invischiati dal secreto delle ghiandole a capocchia e poi stretti in una morsa lenta ma mortale, i malcapitati vengono digeriti da enzimi proteolitici secreti da altre ghiandole sessili.Un aspetto più affabile ed invitante hanno le gialle fioriture di Parnassia palustris, saxifragacea tipica delle torbiere e dei terreni paludosi, oppure i lunghi pennacchi bianchi di Eriophorum angustifolium. Particolarmente ricchi di queste piante sono il lago di Mezzo, il lago Grande, e il lago di Fondo; conche poco profonde (quasi asciutte d’estate), disposte a diversi livelli altimetrici ed alimentate dalle acque provenienti dal lago degli Abeti. Questi invasi lacustri, interamente ricoperti da sfagni, sono vincolati alle rigide regole della Riserva, quindi per visitarli è necessaria l’autorizzazione del Corpo Forestale dello Stato. |